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PESCA E AREE MARINE PROTETTE
10 Novembre 2014
Categoria: Ambiente
Pubblicato da: Redazione
PESCA E AREE MARINE PROTETTE
"DUE ANIME UN SOLO OBIETTIVO: PRESERVARE E FAR CRESCERE L'AMBIENTE ITTICO E LA BIODIVERSITà MARINA"
I pregiudizi vogliono che pesca  e tutela ambientale siano due universi agli antipodi, se non addirittura parti avverse, ma è davvero così?
Senza dubbio il mare è soggetto ad uno sfruttamento da parte della pesca industriale che va oltre le sue capacità di riproduzione: allo stato attuale, come dimostrato da diversi studi (Botsford et al. , 1997) il 44% degli stock ittici mondiali risulta sfruttato in modo intensivo o totale, il 16% è sovrasfruttato, il 6% esaurito e solo il 3% sta lentamente riprendendosi.

La FAO nel 1995 ha sottolineato quindi la necessità di raggiungere un equilibrio ed ha pubblicato il Codice di Condotta per la Pesca Responsabile il cui obiettivo ultimo è quello di salvaguardare il patrimonio di risorse biologiche per la sussistenza delle generazioni future , evitando il sovrasfruttamento delle risorse e assicurando il loro naturale rinnovarsi in armonia con l'ambiente. Il Codice riconosce l'importanza nutrizionale, economica, sociale, ambientale e culturale della pesca, tenendo conto degli interessi di tutti coloro che sono coinvolti nel settore.

Per questo motivo si è a lungo e in vari modi cercato rimediare o limitare il tutto con metodi che vanno dalle limitazioni delle quote o dello sforzo di pesca, all'adozione di periodi di fermo pesca si sono rivelate spesso fallimentari, soprattutto, ma non solo, a causa dell'inadeguatezza dei sistemi di sorveglianza.

Queste considerazioni hanno condotto molti studiosi, nonché diversi organismi preposti alla gestione della pesca, a focalizzare sempre più l'attenzione sulle aree di tutela biologica, ed in particolare sulle Aree Marine Protette, come un'alternativa sempre più frequente ad altre strategie di gestione delle risorse, in quanto validi strumenti per la conservazione e gestione degli ecosistemi marini e delle specie oggetto di pesca. L'istituzione di un'AMP presenta il vantaggio di una maggiore semplicità nelle operazioni di controllo rispetto a quella in una zona dove la pesca è limitata. A ciò si aggiungono, inoltre, i potenziali effetti positivi sulla pesca, che tradizionalmente vengono suddivisi in due categorie:
  • Reserve effect che consiste nell'aumento sia della densità degli stock ittici che della taglia di specie altrove intensamente sfruttate;
  • Border effect , legato al traboccamento degli esemplari adulti che si muovono fuori dalla zona protetta e al trasporto di larve e uova.
Oltre alla generazione di questi benefici, l'istituzione di un'AMP offre nuove opportunità di sviluppo socio-economico legate al pescaturismo e all'ittiturismo, intese non solo come mezzo di integrazione del reddito, ma anche come potente strumento per la divulgazione della conoscenza dei valori del mare.
Pertanto, l'istituzione di un parco marino o di un'Area Marina Protetta non deve essere considerata quale elemento che penalizza la comunità locale, ed in particolare una categoria specifica che è quella di chi pratica la pesca, ma deve essere vissuto come un processo sociale, economico e antropologico che si sviluppa nel tempo.

Dialogo e concertazione fra i deversi soggetti coinvolti e quindi la definizione comune e condivisione piena delle regole e degli scopi in base anche delle grandi potenzialità delle aree marine protette, sono i presupposti fondamentali perché si avvii una politica di salvaguardia ambientale nel settore pesca davvero efficace e la creazione di strumenti e metodi attuativi nuovi e di successo.

I pescatori, nello specifico posso cooperare attivamente in questo processo attraverso:
  • partecipazione propositiva alla definizione delle aree e delle perimetrazioni; 
  • individuazione e condivisione delle misure gestionali; 
  • svolgimento di attività di presidio ambientale sul territorio dell'AMP; 
  • realizzazione di azioni di conservazione e miglioramento della qualità ambientale
Inoltre la pesca può cooperare nella crescita della fruizione turistica incentrata sul recupero degli ambienti tradizionali, delle produzioni e dei piatti tipici, nonché delle varie attività che prevedono la partecipazione da parte del turista alle attività di pesca tradizionali , proponendo anche l'avvio di nuovi servizi, quali ad esempio la sorveglianza, il whale-dolphin watching e l'educazione ambientale.

In tal senso, topica è stata la creazione di una Piattaforma Mediterranea della Pesca Artigianale, realizzata da un'associazione di pescatori che vogliono salvare se stessi salvando le proprie risorse
Secondo uno studio* effettuato sul campo da Enric Sala, per conto della National Geographic Society, le Aree marine protette quando ben gestite possono far 'fruttare' il capitale della pesca da 5 a 10 volte. L'effetto della protezione è il ripopolamento di specie pregiate, un surplus di pesce che una volta fuori dalle aree protette può essere 'prelevato' dai pescatori senza che si intacchi il 'capitale' protetto. Stesso 'effetto tutela' è stato riscontrato nella Riserva di Torre Guaceto, un'area marina protetta vicino Brindisi co-gestita dal WWF dove il pescato nella zona esterna dell'area è quasi triplicato dopo un fermo pesca di appena 5 anni. In questa, come in altre Riserve del Mediterraneo, l'approccio di co-gestione ha garantito il coinvolgimento dei pescatori artigianali e la loro effettiva collaborazione nella creazione di piani di pesca auto-gestiti, con benefici sia per la gestione delle Riserve, ovvero, riduzione dello sforzo di pesca, ma anche per i pescatori stessi.

Pesca e AMP quindi non solo possono, ma devono coesistere e collaborare, perché in questo contesto più che mai l’interesse di uno corrisponde all'interesse dei molti.


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